TEEM VUOL DIRE FIDUCIA NEL FUTURO DELL’OPIFICIO IN CUI SI PRODUCEVANO I FORMAGGI GALBANI. PARTE LA TRASFORMAZIONE DEL PRIMO STABILIMENTO APERTO A MELZO

///TEEM VUOL DIRE FIDUCIA NEL FUTURO DELL’OPIFICIO IN CUI SI PRODUCEVANO I FORMAGGI GALBANI. PARTE LA TRASFORMAZIONE DEL PRIMO STABILIMENTO APERTO A MELZO

TEEM VUOL DIRE FIDUCIA NEL FUTURO DELL’OPIFICIO IN CUI SI PRODUCEVANO I FORMAGGI GALBANI. PARTE LA TRASFORMAZIONE DEL PRIMO STABILIMENTO APERTO A MELZO

Milano, 12 novembre 2018 – «Galbani vuol dire fiducia», scandiva Johnny Dorelli in uno dei cortometraggi pubblicitari (macché spot!) rimasti impressi nella memoria dei bimbi che, sino al ‘77, si piazzavano davanti alla tv in bianco e nero e, prima di essere mandati a letto dai genitori, potevano sognare a colori insieme con i protagonisti di Carosello.

Un claim che, nonostante siano trascorsi più di 40 anni dalle ultime apparizioni di Calimero, Topo Gigio, Carmencita, Omino coi Baffi, Dolce Susanna eccetera, potrebbe essere rispolverato da Tangenziale Esterna SpA per promuovere la trasformazione in polo cicloturistico del primo stabilimento aperto, a fine ‘800, dall’industria casearia di Melzo.

Perché, assicurando tre milioni di euro all’ennesima opera di compensazione per il territorio lambito da A58-TEEM, la Concessionaria ha dimostrato non solo di meritare la fiducia del Comune circa il rispetto degli impegni assunti ma pure di avere fiducia nel futuro dell’opificio in cui, sino al 1911, le maestranze producevano i formaggi Galbani.

Grazie ai fondi garantiti dalla Società che gestisce l’Autostrada Agrate-Melegnano (33 chilometri raccordati con A4 Torino-Trieste, A35-BreBeMi e A1 Milano-Napoli), Cascina Triulza verrà sottratta, quindi, al degrado, messa in sicurezza e convertita a struttura ricettiva per gli appassionati dei percorsi in sella nella Natura dell’Area Metropolitana.

Tale destinazione d’uso sembra attagliarsi, d’altra parte, perfettamente a un immobile che, al termine della realizzazione di A58-TEEM e degli interventi viabilistici a percorrenza gratuita integrati, s’è ritrovato in posizione strategica in ordine alla nuova rete di mobilità dolce (35 chilometri complessivi) incardinata sui Caselli di A58-TEEM.

Alla conclusione dei due-tre anni di lavori appena partiti, il sito in cui, alla fine dell’800, Egidio Galbani insediò la sua azienda risulterà valorizzato, dunque, sia dalla vocazione per la fruizione collettiva scaturita dalle gare di evidenza pubblica sia dalla capacità di generare, a favore di cittadini e imprese, il volano di risorse azionato dal cicloturismo.

La ristrutturazione è stata imperniata, infatti, sul progetto delineato dall’Amministrazione che, al di là dell’agibilità di porzioni attualmente pericolanti, persegue il duplice obiettivo di mantenere la consistenza fisico-materica dell’edificio e di esaltare la conformazione architettonica, distributiva e ambientale del complesso.

Il recupero va inquadrato, insomma, nell’ottica di tramutare torre colombaia, casa del fittavolo, stalle, fienili e laboratori in punti di attrazione in grado di calamitare sul posto, anche lungo la nuova pista ciclabile Melzo-Gorgonzola che verrà inaugurata entro Natale, gli aficionados del pedale interessati a rivivere un pezzo della civiltà contadina.

Egidio Galbani, mai sciagurato come l’omonimo personaggio manzoniano il cui fantasma, secondo una leggenda meneghina, si aggirerebbe nottetempo tra i saloni di Palazzo Isimbardi, si affermò, del resto, in virtù dell’intuizione di coniugare al tradizionale allevamento di bovini l’allora rivoluzionaria produzione di formaggi a pasta molle.

La funzionalità di Cascina Triulza, costruita ai tempi dei mappali stilati dai tecnici al servizio di Maria Teresa d’Austria, inserita in un’area da sempre al centro delle transumanze e limitrofa allo scalo ferroviario entrato in esercizio ai primi del ‘900, contribuì a favorire il successo dell’opificio aperto tre le odierne vie Lazzati e Trivulzio.

La vecchia casera si rivelò, così, in pochi anni troppo stretta per i dipendenti assunti a ripetizione da Egidio con la conseguenza che, nel 1911, l’illuminato imprenditore originario della Valsassina, pur continuando a puntare forte sulle potenzialità di Melzo, fu costretto a trasferire i tanti operai agricoli nella prima fabbrica casearia d’Italia.

Da quel momento, l’immobile venne condannato a un progressivo declino, peraltro culminato nei crolli che hanno esposto a rischi statici persino la torre colombaia a pianta quadrata, cui gli Enti Pubblici, stante l’impossibilità materiale di destinare investimenti consistenti alla ristrutturazione invocata dai cittadini, non sono riusciti a porre rimedio.

Ma la disponibilità dei finanziamenti erogati da Tangenziale Esterna SpA a beneficio del Comune e la vicinanza ai percorsi ciclopedonali hanno schiuso, infine, a Cascina Triulza la prospettiva della definitiva destinazione d’uso a polo del turismo sostenibile che spazza qualsiasi inconcludente ipotesi di conversione avanzata negli ultimi tre decenni.

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2018-11-13T17:21:17+00:00 novembre 12th, 2018|Comunicati stampa|